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Il suicidio di un detenuto nell’istituto penitenziario Lorusso e Cutugno di Torino, avvenuto il 16 marzo, ripropone drammaticamente la situazione del carcere di Torino che nella sua urgente complessità rispecchia quella degli altri carceri piemontesi: condizioni infrastrutturali con carenze gravissime che si riflettono sulla situazione igienico-sanitaria, nel sovraffollamento nelle celle, con detenuti che non sono inseriti nei percorsi a loro dedicati. A questo si aggiunge la più volte denunciata carenza di personale, non solo riferita agli agenti di polizia penitenziaria, ma anche ad altre figure professionali indispensabili per la vivibilità e la dignità del carcere, come gli educatori, a cui si aggiungono carenze di misure alternative.
Questo non consente al carcere di essere ciò che la Costituzione stessa all’ articolo 27 prevede, parlando di pena detentiva che mira alla rieducazione, vietando trattamenti disumani, degradanti. Attualmente, il recluso si trova spesso in situazioni di fronte alle quali ci chiediamo se si possa parlare realmente di giustizia. Proliferano così gli atti autolesionistici e i suicidi, già una decina nei primi due mesi e mezzo dell’anno. Una situazione che viene scaricata sugli operatori all’ interno degli istituti di pena, come hanno denunciato a più riprese i sindacati della Polizia penitenziaria.
I tanto aspettiamo che la Garante regionale dei detenuti intervenga in maniera decisa e concreta, anche con proposte concrete con cui confrontarsi col consiglio regionale, che mitighino le condizioni per tutta la popolazione degli istituti di pena e restituiscano loro la funzione prevista dalla Costituzione


