
Lavoro e industria non rappresentano un sfida, ma un connubio indispensabile per il futuro e lo sviluppo dell’Europa del Paese e della nostra regione, dato che da tutto qui è cominciato e da qui vogliamo ripartire.
Rimandiamo costantemente alla situazione internazionale rispetto alle molteplici crisi occupazionali e al declino produttivo del settore automotive, che si trascina necessariamente dietro l’indotto produttivo e tecnologico, e che non rispecchia una proporzionale crisi del mercato italiano. Però quello che stiamo scontando in questo momento non è la situazione internazionale con le guerre e la crisi mediorientale e l’aggressività della politica protezionistica americana, i nuovi equilibri geopolitici, elementi che riguardano tutto il mercato globale, ma una incertezza e incoerenza rispetto alla politica industriale e occupazionale, che si trascina inevitabilmente dietro l’incertezza negli investimenti per adeguare il nostro tessuto produttivo alle nuove esigenze tecnologiche e normative .
La mancanza di un piano che sappia recuperare i ritardi sul fronte dell’innovazione, di una risposta adeguata alle esigenze del mercato, che chiedono di coniugare la transizione ecologica con la sostenibilità economica, e soprattutto che valorizzi il lavoro e l’occupazione.
In Piemonte sono 700 le imprese del circuito automotive con circa 170mila lavoratori e lavoratrici (60 mila solo nella componentistica) eppure nel solo 2025 si è registrato un calo del fatturato del 5,6% con una perdita occupazione del 2,4% a fronte invece di una lieve crescita nelle immatricolazioni.
Come si risponde a questa forbice pesante fra produzione, lavoro e domanda del mercato dalla regione che rappresenta malcontato un terzo del settore a livello nazionale?
Cosa significa oggi parlare di reindustrializzazione nella CittĂ della one town one factory, della monocultura industriale, dei grandi stabilimenti simbolici simbolo, Mirafiori, candidati a diventare dei vuoti urbani?
Per noi è ripensare il modello , industriale nazionale e ricostruire una nuova manifattura, che guardi alla sostenibilità ambientale, ma anche sociale ed economica, che valorizzi il lavoro rilanciando anche l’occupazione, che valorizzi la nostra filiera fatto di piccole medie imprese il cui valore sta nella professionalità , nell’affidabilità e nell’adattabilità . Ma servono scelte politiche chiare sui di criteri e gli investimenti, altrimenti facciamo solo ideologia e ci limitiamo a rinviare il problema sullo fondo. Ma alla fine rischiamo che sia il problema a trovare noi. e lo diciamo da un territorio che si trova direi quasi quotidianamente a celebrare la dismissione o la rilocalizzazione del proprio patrimonio produttivo e occupazionale e che si trova al centro della tempesta perfetta, isolato dal punto di vista infrastrutturale e logistico, con poche prospettive di rilancio economico, come segnala anche il rapporto della Banca d’Italia, in flessione anche l’imprenditoria giovanile, e i salari in stagnazione.
Noi pensiamo che da questo occhio del ciclone si possa uscire, non per fideistico ottimismo, ma con proposte e azioni concrete che devono costruire un quadro complessivo a medio e lungo termine.




