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Rete oncologica regionale: lavorare in modo trasversale per risolvere le difficoltà

By Gennaio 28, 2026Comunicati Stampa

Una eccellenza la rete oncologa piemontese, l’unica italiana accreditata all’ interno della rete europea di recente istituzione.
L’importante lavoro però per l’unificazione dei percorsi diagnostico terapeutici e l’uniformità della presa in carico universalistica del paziente oncologico, dalla diagnosi alla cura, al post cura, rischia di essere vanificato non tanto dalla scarsità di risorse, quanto dalle problematiche endemiche della sanità piemontese: l’uniformazione dei sistemi informatici e il difficile rapporto col garante per la privacy in primo luogo.
È quanto emerso, in quarta commissione nel corso dell’audizione dei responsabili della Rete oncologica regionale, i professori Comandone, Airoldi e Aglietta. Senza la possibilità di implementare la telemedicina, in particolare su un territorio frastagliato come il nostro e su una popolazione in avanti con gli anni, costruite una rete territoriale oncologica, mettere in relazione la medicina generale con la specialistica, diventa quasi impossibile. Oggi il sistema è bloccato dall’impossibilità di connettere lo specialista o comunque la struttura oncologica con il computer personale del paziente a casa, negata ripetutamente in Piemonte dal garante della privacy, così come l’invio di messaggi informatici in sostituzione del cartaceo.

Per tutti questi motivi è emersa la proposta di un gruppo di lavoro trasversale per sbloccare queste difficoltà, che ci vede assolutamente concordi e pronti a fare la nostra parte. È essenziale sbloccare il sistema, per dare concretezza a progetti innovativi, come quelli relativi al sostegno economico diretto per combattere la tossicità finanziaria oncologica, cioè il costo eccessivo dei percorsi di cura che diventano insostenibili per molte persone, o la oncogeriatria, o ancora i percorsi ospedalieri urgenti per pazienti in cura oncologica che, oggi, ricadono sui Pronto Soccorso.
Altro tasto dolente, evidenziato durante l’audizione, il rallentamento nel percorso diagnostico, che ha tempi contingentati nei protocolli della rete (cinque giorni per la presa in carico e trenta per la consulenza multidisciplinare per la cura). In sostanza il nervo scoperto delle l’oste d’attesa impatta che sulla rete oncologica.

Infine, ma non ultima, la specializzazione alcuni presidi, cioè non fare tutto dappertutto, ma attivare i centri di riferimento in hub e spoke, elementi peraltro già deliberato il tre dieci anni fa, con la DGR del 23 maggio 2015 che identificava i centri di riferimento oncologici (ipofisi, cutanei, fegato, colon retto, pancreas, stomaco, testa collo, polmoni, urologici) sulla base dei criteri della DGR del 31 marzo 2014 che istituiva anche gli elementi fondanti della rete, i Gruppi interdisciplinari di cure, i Percorsi di cure, i Centri di accoglienza servizi. Il Piemonte fu la prima regione a individuare i centri di riferimento, una progettualità che non può ora restare al palo.

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